 |
T'amo pio bove
Negli Usa di fine 800 l'Elefante e l'Asinello divennero i simboli dei maggiori partiti. Il primo,emblema del partito fu adottato ufficialmente, vedendo in esso un segno di dignità, forza e intelligenza e dove gli avversari, invece, ne sottolineavano la natura stupida, lenta e conservatrice dell'animale.
L'Asinello democratico, al contrario, è facilmente attaccabile dai nemici come stupido, cocciuto e ridicolo, ma viene difeso dallo zoccolo duro democratico come simbolo della parte piu'umile, alla mano, ma coraggiosa e intelligente del partito.
In Italia per secoli e secoli, fino al primo dopoguerra, il bue è stato alla base dell'agricoltura: se il cane è considerato il migliore amico dell'uomo, il bue era il migliore amico del contadino. Il re della fattoria! Per comprendere quale fosse la sua importanza è sufficiente ricordare che, intorno gli anni '40, i buoi in Emilia-Romagna erano moltissimi (oltre centomila) e legati a gran parte delle tradizioni locali. A testimonianza di quanto questo animale fosse radicato nel cuore della popolazione rurale, sono rimasti un'infinità di proverbi e modi di dire. Molti di loro hanno per oggetto la straordinaria forza e l'attitudine al lavoro. Si pensi a Reggio Emilia dove, non a caso, dicono L'ée fort cme 'n bó (È forte come un bue) e Al lavòura come un bó (Lavora come un bue), a chi dimostra di possedere forza e impegno superiori alla norma. Dal Ferrarese emerge invece la saggezza dell'animale con: Dal bò grand impàra al pìcul (Dal bue grande impara il piccolo), cioè dall'esempio del più adulto impara il giovane. (Su questa parte chiedo riscontro a chi è della Regione).
Nell'ultimo articolo del Prof. Pelanda si legge: "Loro sono aristocratici, noi saremo orgogliosamente «plebei». Ci dicono, di fatto, «popolo bue»?" Ed io aggiungerei che il bue è mite, calmo e docile al volere dell'uomo tanto che una comune credenza, usata per spiegare il motivo per il quale i buoi, così forti e potenti, ubbidiscano pazientemente agli ordini dell'uomo,vuole che essi vedano gli oggetti e le persone più grandi del naturale. E' forse questo ciò che vuol far credere la visione neoaristocratica riguardo il "popolo bue"? Ma come si sottolinea egregiamente nell'articolo "l'ansia di segnalare l'irrilevanza politica della manifestazione dei due milioni di «plebei», per rassicurare la sinistra che questa non avrà conseguenze politiche, ha svelato il sostegno al modello neoaristocratico" e soprattutto, a mio avviso, manifesta un'altra preoccupazione: il bue, come ho detto, è, sì, tranquillo, lavora e produce, ma se stuzzicato a dovere s'infuria e diventa toro ed a quel punto non guarda più in faccia nessuno. Ha sicuramente una grande capacità d'incassare colpi, ma li restituisce con gli interessi. Pertanto riprenderei la provocazione del Professore:" Ci dicono, di fatto, «popolo bue»? Che sia il bue, allora, il nostro emblema."!! Pertanto a tutti coloro i quali HANNO INTENZIONE di essere considerati, a ragione, "popolo bue" e vogliono farsi sentire chiedo di manifestarsi perchè tale "degenerazione della democrazia rende necessari atti rivoluzionari per ripristinarla." (naturalmente nulla togliendo alle carpe futurizzanti e le veneri attive...dopo l'elemento di aria e acqua ci vuole quello della terra, al fuoco...c'è sempre rimedio!).
Per chi non se la ricordasse di seguito riporto una famosissima poesia del Carducci (tra l'altro coeva delle vignette americane) che elogia le caratteristiche di questo animale:
"Il bove"
T'amo pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m'infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,
O che al giogo inchinandoti contento
L'agil opra de l'uom grave secondi:
Ei t'esorta e ti punge, e tu co 'l lento
Giro de' pazienti occhi rispondi.
E del grave occhio glauco entro l'austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.
Se ne potrebbe fare manifesto! :)
di
Barbara
Data:
7/12/2006
|
 |